Morirete! Morirete tutti!!

Partirei da qui. Lo speech con cui Bob Garfield profetizza la prossima fine delle agenzie pubblicitarie (ovvero del mondo, per come la vediamo noi), e che tempo fa avevo rigirato a talkmarks del mio rispettabile amico Simone, essendo io ancora cocciutamente sprovvisto di Blog.

 Le argomentazioni sono condivisibili entro una certa misura, in particolare quando ricorda che il sistema-pubblicità (con il corredo di media, agenzie, creativi…) non è una categoria a prescindere, ma è nato in un certo contesto date certe opportunità e certi obiettivi.

Detto questo, credo che alcune considerazioni scontino un eccesso di superficialità, in particolare in merito a due valutazioni su media e pubblicità.

1. Bob si dimentica che “video killed the radio star” è una bella canzone, ma non certo una verità storica. La radio è viva e balla insieme a noi, ed anzi ultimamente è in forte crescita.

Questo per dire i nuovi media tendono ad avere un rapporto incrementale e non sostitutivo con i vecchi. E per quanto riguarda il web, per la prima volta questo rapporto può favorire una piena interazione, e quindi valorizzare tutti gli altri.

2. La gente non odia le pubblicità.

Odia le pubblicità brutte.

Così come odia i film brutti. (Facciamo finta che sia vero, chiudendo un occhio sul patrimonio personale dei fratelli Vanzina)

La differenza è che conosciamo la programmazione dei film, e non andiamo a vedere quelli brutti.

Mentre non conosciamo la programmazione pubblicitaria per cui, vista la mediocrità generale, se possiamo le saltiamo tutte.

Poi certo, va aggiunta l’aggravante che la pubblicità entra a frantumarci gli zebedei mentre stiamo guardando un altro contenuto sicuramente (?) più interessante, il che porta a qualche prima conclusione di pancia.

a. Il modello dell’interruzione andrà in parte superato: ce lo dice il faccino di Tivo, ma anche il buon senso

b. In attesa che la “lunga coda” diventi anche spessa, o quanto meno gestibile in modo efficiente, si continuerà a contare su una qualche evoluzione dello scatolotto blu: date le premesse, dovremmo puntare su un rapporto di valore fra la pubblicità ed il contenuto che interrompe, in modo da offrire un’esperienza di intrattenimento/informazione incrementale sullo stesso tema (che non significa ricicciare il figaccione di CSI per lo spot dell’antiforfora, ma offrire un legame di contenuto)

c. Fra qualche anno la pianteremo di fare gli schiavi degli spot 30″, ridotti ad un taglia e cuci di demo come i bambini delle fabbriche di pallone del Bangladesh.

Per fortuna.

(Resta da capire cosa garantirà la sopravvivenza dell’agenzia che si occupa del mio sostentamento, ma ne rifletteremo più avanti)

Ruttino finale: Fai la pubblicità quando non puoi parlare con qualcuno. Ora puoi.

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